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Sex Education, la serie che parla ai giovani nel linguaggio dei giovani

Sex Education è la serie targata Netflix che mette in scena, in modo genuino e ironico, i dubbi e le insicurezze che colpiscono gli adolescenti durante le prime fasi della pubertà. La prima, folgorante stagione della serie appare sulla piattaforma streaming l’11 gennaio del 2019, raggiungendo in breve tempo un numero di visualizzazioni superiore ai 40 milioni: un successo totale e immediato. Il secondo capitolo, disponibile dal 17 gennaio di quest’anno, tratta, con ritmo incalzate e un intreccio più maturo della precedenti, temi più impegnativi, aprendosi anche al mondo degli adulti. Una delle carte vincenti della serie è indubbiamente rappresentata dalla decisione di affrontare apertamente, con un approccio quasi scientifico, tutto ciò che ruota attorno alla sfera sessuale, le insicurezze, i timori e l’inesperienza dei numerosi protagonisti che si susseguono nel racconto. Laurie Nunn, ideatrice della serie, è stata infatti in grado di mantenere in entrambe le stagioni il giusto equilibrio tra ironia e serietà, attraverso una rappresentazione sincera e senza fronzoli degli enigmi davanti ai quali tutti, in fasi diverse della vita, ci siamo ritrovati almeno una volta. Ma di che cosa parla Sex Education? Otis Thompson è un adolescente insicuro che frequenta il liceo della cittadina di Moordale. Il ragazzo vorrebbe soltanto vivere la sua adolescenza in maniera tranquilla e anonima, ma questo gli risulta impossibile a causa di sua madre, Jean, terapista sessuale, costantemente preoccupata per il figlio, che non riesce a masturbarsi. In ogni caso, con il supporto del migliore amico Eric, omosessuale, Otis tenta di trascorrere gli ultimi anni del liceo senza troppe pressioni, ma la sua vita è presto sconvolta dall’incontro con la scorbutica Maeve. Otis, seppur vergine, sembra conoscere perfettamente la sessuologia, e si rende conto che è suo compito aiutare i suoi compagni di scuola a entrare in contatto con il misterioso mondo del sesso. È proprio Maeve a consigliargli di aprire una clinica particolare, in cui convergono gli studenti per parlare con lui dei loro problemi di natura sessuale. Ogni episodio della serie rappresenta allo stesso tempo un racconto pregevole, degno dei migliori teen dramas, e un manuale di educazione sessuale. Troviamo l’impotenza psicologica, l’ignoranza/tabù riguardo ai propri genitali, la masturbazione, l’uso dei preservativi, il sexting, l’omofobia, l’importanza del consenso, addirittura l’aborto. In particolare, quest’ultimo, delicato argomento viene affrontato nella serie con una sensibilità quasi struggente. Alcuni hanno fortemente criticato gli autori della serie per come hanno trattato il tema, in maniera, a detta loro, superficiale. Ma questo denota soltanto che non hanno saputo cogliere, nella sceneggiatura, il forte coinvolgimento emotivo che l’aborto produce in chi lo subisce, rappresentato da un personaggio secondario di grande impatto. Il messaggio è che, sofferta o meno, la decisione di abortire costituisce una libera scelta di qualunque donna, su cui non possono essere imposte restrizioni. A prescindere anche da qualunque etica religiosa.

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