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Legalizzazione : è un crimine o un diritto ?

Gli ultimi anni sono caratterizzati da varie discussioni incentrate sulla legalizzazione e la liberalizzazione della marijuana e dei suoi derivati. Nel nostro Paese, molte importanti personalità del mondo politico, economico e culturale sono intervenute nel dibattito sul tema. Storicamente, i favorevoli alla legalizzazione delle droghe sono rappresentati dagli esponenti del partito radicale. L’episodio che segnò l’inizio del dibattito su stupefacenti e la relativa legalizzazione partì proprio da loro. Il leader dei radicali, Marco Pannella, nel 1975 scandalizzò l’opinione pubblica quando venne arrestato dal commissario Ennio Di Francesco per aver fumato marijuana in pubblico. Il poliziotto successivamente non si pronunciò a favore delle idee di Pannella, ma riteneva necessario un cambiamento della legge in vigore che prevedeva il carcere o il manicomio. Innanzitutto, è necessario distinguere tra le varie tipologie di droghe e soprattutto tra legalizzazione e liberalizzazione, che rappresentano due concetti ben diversi. Generalmente, si è soliti distinguere tra droghe leggere e pesanti, ma è corretto farlo? Già negli anni Settanta del secolo scorso, si praticava questa distinzione che tutt’oggi avviene sulla base del grado di assuefazione che possono provocare, e dunque la loro pericolosità. Con droghe pesanti si indicano, infatti, quelle sostanze che inducono con facilità alla dipendenza, sia fisica che psicologica: cocaina, eroina, metanfetamina. Tra le leggere, invece, troviamo marijuana, hashish e (secondo alcuni) anche le sostanze allucinogene, come l’LSD e i funghi contenenti acidi. Questa classificazione sta alla base della distinzione tra proibizionisti e antiproibizionisti. I primi ritengono che non sia corretto distinguere le droghe in base al grado di assuefazione, ma che sia più corretto concentrarsi, piuttosto che sulla natura delle sostanze, sui loro effetti. Questo perché, a seconda delle dosi, si possono verificare effetti leggeri o pesanti; di conseguenza, l’unica soluzione sarebbe la proibizione totale. La strategia risulta quindi quella di contrastare i traffici. D’altra parte, secondo la maggior parte delle persone è fondamentale la distinzione tra droghe leggere e pesanti; a prova di ciò, vengono utilizzati vari studi scientifici secondo i quali non sono mai state registrate morti a causa dell’abuso di THC, il principio psicoattivo della cannabis, mentre lo stesso non si può dire delle droghe pesanti. Questa più lieve pericolosità delle droghe leggere giustifica la scelta di alcune nazioni di legalizzarle, soprattutto perché, secondo alcuni studi, sostanze come alcol e tabacco sono ben più pericolose rispetto alla marijuana, e nonostante ciò sono liberamente in commercio. L’altro aspetto da discutere è la differenza tra liberalizzazione e legalizzazione. Essere a favore della legalizzazione significa sostenere un’azione che ha come scopo rendere legale, sotto il controllo più o meno diretto dello Stato, la coltivazione e la vendita di marijuana e dei suoi derivati. Scegliere la liberalizzazione significa invece desiderare un libero mercato privo di autorizzazioni speciali dello Stato. Nonostante la sostanziale differenza, spesso le due soluzioni si combinano senza escludersi. Non è infatti impossibile creare un mercato parzialmente libero, che è sottoposto a indicazioni governative e limitato a pochi produttori scelti direttamente dallo Stato. In questo modo, la qualità delle sostanze sarebbe garantita dallo Stato, e anche la vendita e dunque l’accesso alla marijuana sarebbe gestito direttamente da un organo istituzionale. Così, gli introiti pubblici aumenterebbero. Ovviamente, però, in questo caso è necessario combattere la criminalità organizzata in modo sistematico, per sottrarle il monopolio delle droghe. Una sfida che, naturalmente, è difficile da raccogliere.

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