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Il secondo dopoguerra e il XXI secolo: un confronto musicale

Fabrizio De André (1940 – 1999) è considerato da molti critici uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi. La sua bravura infatti gli faceva scrivere non soltanto canzoni, ma piuttosto delle poesie, e trattava temi non comuni, che fecero scandalo. Parlava infatti, nelle sue canzoni, di emarginati, di ribelli e di prostitute. De André credeva che la solitudine fosse un modo per raggiungere la libertà, che la religione fosse una forma di costrizione al paradiso, che solo matti, solitari e bambini riescono a essere sé stessi e che rubare non è un delitto quando si ha fame. Considerato il contesto storico in cui viveva, il secondo dopoguerra a Genova, che dal conflitto mondiale rimase stravolta, è comprensibile il motivo per cui De André fece scandalo: esprimeva i desideri e le paure della classe sociale media. Quella che soffriva, che non sopportava un governo incompetente e che era profondamente stanca. In questo senso, è possibile paragonare questo cantautore, celebre a livello internazionale, al giovane trapper Andrea Vanetti (1992 – vivente), in arte Massimo Pericolo. Nonostante sia ancora agli inizi, sta già spopolando tra i giovani del XXI secolo. Nel 2016, dopo due anni di carcere, è iniziata la sua attività artistica e nel 2019 il suo primo (e finora unico) album ha raggiunto risultati da capogiro su YouTube. Perché Massimo Pericolo è così apprezzato? Esattamente per il motivo per cui lo fu Fabrizio De André: per la scossa che sta dando alla società in cui vive grazie ai temi che tratta. Dopo il periodo di detenzione, l’artista che «per strada chiamano Vane» si è dedicato a scrivere del rapporto con i suoi genitori, delle «quindici case» che ha cambiato da piccolo, ma anche del suo disprezzo verso lo Stato, incapace di fare giustizia. A testimonianza dell’insoddisfazione provocata dal governo italiano, il cantautore italiano, nel videoclip del brano 7 miliardi, brucia la tessere elettorale perché ritiene inutile votare. In comune con De André ha sicuramente il fatto che entrambi si sono “fatti da soli”. Il cantautore genovese avrebbe potuto studiare giurisprudenza, ma ha scelto la strada della musica; Massimo Pericolo avrebbe potuto evitare il carcere e tentare una carriera professionale differente: ma, forse, è stato meglio così, per entrambi. La differenza principale tra De André e Vanetti è il modo di esprimere ciò che provano. Il primo, nonostante parli di argomenti delicati e malinconici, utilizza talvolta una melodia allegra, come si nota soprattutto in La ballata dell’amore cieco (o della vanità). Il secondo, invece, preferisce mettere tutta la sua rabbia e la sua aggressività nei testi tanto quanto nelle basi delle sue canzoni. Questa scelta viene fatta proprio per non togliere alla cattiveria e al rancore che Massimo Pericolo vuole esprimere neanche un grammo della sua intensità. Questo è palese in Cella senza cesso, nella già citata 7 miliardi e in Polo Nord. In conclusione, si può sicuramente affermare che entrambi hanno contribuito a dare alla loro società un punto di vista deciso e tagliente, nonostante i differenti periodi storici e i differenti sentimenti che animavano le loro intenzioni.

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