Era un giorno qualunque e Nicola, come al solito, stava tornando a casa da scuola, per dedicare il resto del pomeriggio a giocare al suo videogioco preferito. Passò a prendere qualche snack, ed entrò in casa. Accese il computer, e iniziò a giocare ininterrottamente. Era così concentrato che non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo.

Bevve un sorso, e il bicchiere gli cadde sul computer: in un attimo, Nicola si ritrovò in un luogo buio e umido, che ricordava una grotta. Non riusciva a trovare una spiegazione a quanto era appena successo, ma era evidente che non era più in camera sua. Iniziò ad esplorare quella caverna, quando sentì un ruggito, che ricordava quello di un leone, ma dal rumore gli sembrò qualcosa di più grosso e più rumoroso. Nicola non esitò un attimo, e iniziò a correre il più veloce possibile. Aveva l’adrenalina a mille e non capiva più neppure dove si trovasse, fino a che non inciampò; sbatté la testa e svenne.

Lo svegliò la luce del sole, che trapassava le foglie. In mano aveva una pietra completamente bianca. Non capì il motivo, ma per lui quell’oggetto era come una bussola, gli dava ispirazione. Era ancora sconvolto per ciò che era accaduto la notte precedente, e non ricordava affatto come fosse arrivato lì. A quel punto, mentre pensava tra sé e sé, sentì un rumore familiare, come il suono dei motori di un aereo, proprio sulla sua testa. Fu a quel punto che capì: era finito dentro il videogioco a cui stava giocando.

Nello stesso momento, comprese anche dov’era, e ciò che doveva fare. Nel gioco, il protagonista doveva riuscire a lasciare la foresta, ma la difficoltà stava nel sopravvivere, dato che veniva perseguitato da una creatura che si aggirava nei dintorni di notte. Gli aerei significavano che era sulla strada giusta. Trascorse il giorno a girovagare per la zona, lanciando la pietra bianca in aria e seguendo la direzione in cui puntava, fino a quando non giunse davanti alla caverna in cui era già stato. Capì che la pietra possedeva realmente un potere, e che era attratta da una forza magnetica nella caverna. Non era un caso, quindi, che fosse giunto proprio in quel luogo. Nicola capì che non c’era altra scelta: si mise la pietra in tasca, e si lanciò all’interno.

Ed ecco, proprio in quel momento, alle sue spalle, l’uscita sparì. E subito, davanti a lui comparve una figura ombrosa, con quelli che sembravano due occhi lucenti che lo fissavano. «Chi sei?», gridò Nicola: ma non ci fu nessuna risposta, soltanto un inquietante silenzio. La strana creatura stava lì a fissarlo. Poi, lentamente, iniziò a muoversi. Nicola, come la prima volta, se la diede a gambe. Ma questa volta era diverso: la bestia lo rincorreva. Nicola uscì dalla caverna, e mentre pensava di averla scampata, l’oscurità iniziò a divampare e ad uscire dalle pareti della caverna, si espanse così tanto che lo circondò. A quel punto, Nicola era disperato, e iniziò a lanciargli contro tutto ciò che si ritrovava davanti. Ma non c’era nulla da fare: la strana figura antropomorfa era ancora lì immobile. Poi, all’improvviso, la creatura si lanciò all’impazzata contro di lui. Nicola sentì una strana sensazione, e gettò un grido di disperazione.

Si svegliò.

Era in ospedale. Il medico gli riferì che, quando il bicchiere era caduto sopra il pc, un cortocircuito elettrico che lo aveva spedito in coma. Nicola raccontò tutto quello che aveva visto, ma i dottori dissero che tutto ciò che aveva visto era frutto della sua immaginazione. Nicola si rallegrò all’idea di essersi sognato tutto, dato che era stata un’esperienza orribile.

Eppure, si sentiva qualcosa di pesante in tasca. Ci infilò dentro la mano, e tirò fuori la pietra bianca che lo aveva condotto alla caverna.

Nicola ne era sicuro: gli stavano nascondendo qualcosa.

Mario Viale, II L

Collaboratore
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