Il 15 novembre scorso è uscito 23 6451, il primo album di tha Supreme, nome d’arte di Davide Mattei, rapper e produttore discografico italiano classe 2001. L’opera prima di questo giovane artista ha scalato le classifiche italiane, fino a raggiungerne la vetta in meno di due settimane.

Nato a Fiumicino, Mattei inizia a fare musica all’età di 12 anni, ed emerge nel panorama nazionale nel 2017, dopo aver abbandonato la scuola per dedicarsi alla musica. I suoi primi lavori consistono nella produzione del singolo Perdonami del celebre rapper sardo Salmo, e delle tracce Gamboy Color e La La La La La per Dani Faiv in collaborazione con Lexotan. Fino dalla sua uscita, 23 6451 è stato al centro dell’attenzione del pubblico, e si è creata una grande aspettativa sull’album per via del gran numero e del calibro degli artisti che vi hanno collaborato: Fabri Fibra, Nitro, Salmo, Marracash, Gemitaiz, Lazza, Madman e il vincitore dell’ultima edizione del festival di Sanremo, Mahmood.

Il disco è caratterizzato da uno stile innovativo e da basi complesse e stratificate, che insieme al modo in cui l’artista utilizza la voce, alla maniera di uno strumento musicale, danno a chi ascolta l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di onirico. È possibile riscontrare un esempio di questo effetto in brani come blun7 a swishland. Molti brani, inoltre, hanno come tema principale l’adolescenza. Alcuni hanno visto in ciò una mossa di marketing, ma in realtà tale attenzione sembra piuttosto dovuta al peso che l’artista conferisce a quel periodo della sua vita.

L’album, nonostante abbia raggiunto la vetta nella classifica delle vendite, non è stato esente da critiche. Esse sono state rivolte soprattutto da quella parte di pubblico legata ancora alla vecchia scuola, al rap inteso come forma di protesta, e che vede in tha Supreme e in generale nel rap di oggi (sempre più trasfigurato in trap music) l’annientamento dei valori propri della vera cultura hip hop.

I testi delle tracce risultano poveri di significato, anche per un artista così giovane. Le canzoni sembrano sfruttare soltanto effetti sonori, che puntano l’attenzione dell’ascoltatore sulla parte strumentale e non sul testo, che costituisce invece una componente fondamentale del genere musicale cui tha Supreme appartiene. Buona parte dei testi, infatti, è composta da incessanti e banali riferimenti allo stesso argomento: la droga. Se però decidiamo di non dare importanza ai testi, ma piuttosto agli intensi effetti musicali, i brani risultano decisamente suggestivi e orecchiabili.

Il “fenomeno” tha Supreme, ancora diciottenne, va comunque apprezzato: per un giudizio completo è necessario aspettare che cresca, come compositore e come autore. Il tempo ce l’ha, e noi ci auguriamo il meglio.

Omar Bouchoucha (II L) e Claudio Papetti (I L)

Collaboratore
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