Le donne sin dall’antichità sono sempre state principalmente oggetto di desiderio sessuale e hanno subito un trattamento inferiore rispetto all’uomo. Benché diverse donne nella storia occuparono posti di comando, come la celebre regina Cleopatra, o Elisabetta I, costoro rappresentano una percentuale limitata rispetto alla maggioranza delle donne a loro contemporanee, solitamente relegate a doversi occupare solo ed esclusivamente della casa e dei figli. Nemmeno lontanamente era loro permesso approcciarsi al mondo del lavoro e della politica. Le donne per secoli non hanno dunque avuto voce in capitolo, e soltanto in tempi recenti hanno cercato di ribellarsi alla società che le trattava come schiave. Nonostante ciò, anche in passato varie figure di donne hanno tentato, con la loro personalità, di modificare il pregiudizio che pesava su di loro il resto del mondo. Giovanna D’Arco, ad esempio, guidò la guerra dei francesi contro gli inglesi, portando la sua nazione alla vittoria. Fu uccisa proprio perché donna. Infatti, utilizzando come pretesto il fatto che indossasse abiti maschili per combattere, è stato possibile bruciarla sul rogo. Una donna che rompeva la divisione naturale dei sessi: a ciò si legava anche l’accusa di compiere atti satanici e maligni per il solo fatto che non si adeguava allo stereotipo consueto di donna. Siamo nel 2020 e, da quegli anni bui, qualche piccolo cambiamento c’è stato. Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, le donne si sono fatte sentire reclamando i loro diritti in quanto esseri umani facenti parte della stessa specie di cui fa parte l’uomo. Le donne hanno iniziato ad avere l’opportunità di lavorare e quindi di ottenere l’indipendenza economica necessaria alla libertà. Nel 1916, nello Sri Lanka, Sirima Bandaranaike è stata la prima donna in assoluto a diventare primo ministro.

In Italia, Lina Merlin rappresenta senz’altro una delle figure più importanti nella lotta per i diritti femminili. In piena Seconda guerra mondiale, la futura senatrice fondò i Gruppi per la difesa delle donne, riunendo più di sessantamila donne italiane e, durante i lavori dell’Assemblea costituente, fu proprio lei a chiedere l’introduzione, nell’articolo 3, la specificazione «senza distinzione di sesso». Nel 1958, con la legge che porta il suo nome, abolisce la prostituzione; negli anni seguenti, prosegue la sua attività con l’eliminazione delle disparità tra figli adottivi e figli propri e sopprime totalmente la “clausola di nubilato”, che imponeva il licenziamento di una donna dal luogo di lavoro a seguito del suo matrimonio. Durante gli anni della Prima repubblica, Lina Merlin non fu l’unica a impegnarsi su questo fronte. Tina Anselmi, eletta nel 1976 ministro del Lavoro, si è occupata soprattutto delle problematiche femminili: fu lei appunto ad emanare la legge sulle pari opportunità, una legge che è servita per avvicinare le donne alla parità di diritti nel mondo del lavoro. Nel 1979, Nilde Iotti fu la prima donna a ricoprire la carica di presidente della Camera dei deputati e vi rimase per ben tre legislature. Nel corso dei secoli, dunque, è stato possibile giungere a un progressivo miglioramento della società, distaccandola da un predominio assoluto del modello maschile. Oggi, molti affermano che il vero problema del femminismo è il fatto che un movimento trasversale alla società sembra potersi trasformarsi in un partito politico vero e proprio, tale per cui le donne, una volta ottenuto il potere, si concentrerebbero soltanto sulle problematiche femminili e non della società tutta. Ma questa è un’affermazione ipocrita, dettata dalla paura dell’uomo per la liberazione del genere femminile. Se le donne non avessero svolto attività politica, chi avrebbe conseguito questi importanti risultati? Se non lo avessero fatto, quali sarebbero, nella società odierna, le condizioni della donna?

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